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Il complesso architettonico

Nella bassa friulana le ville padronali si configurano come veri e propri capisaldi organizzativi del territorio. Nelle aree a nord di Ruda, le ville sono inserite nel tessuto urbano dei borghi o dei paesi agricoli e ne determinano spesso la configurazione. Oltre ad essere dei poli organizzativi urbani, svolgono un preciso ruolo di organizzazione economica del paese. A sud di Perteole e Saciletto invece le ville si collocano in aperta campagna con esclusivi compiti di organizzazione fondiaria. Nell’attuale territorio comunale rientrano i complessi Iachia a Ruda e la Commenda di San Nicolò ma vanno anche segnalate le ville poste lungo la direttrice Terzo – Perteole. Nella cartografia rinvenuta all’Archivio di Stato di Gorizia che riporta nella mappa più antica presente quella del catasto del 1811, l’insediamento di Villa Iachia risulta chiaramente definito, assieme alla sistemazione agricola circostante; l’abitato di Ruda, all’epoca niente di più di un borgo agricolo, rimane isolato a nord della Villa, che organizza nelle immediate vicinanze le abitazioni dei propri lavoranti agricoli. La Villa è situata in posizione centrale al paese e prosegue lungo la strada che porta a San Nicolò. Il complesso è immerso in un vasto parco con alberi ad alto fusto. La realizzazione del manufatto, cominciata nel XVIII secolo, è il risultato di interventi successivi. Il corpo più antico costituisce il centro dell’aggregato ed è la villa dominicale, denominato Palazzo Morpurgo eretto nel 1799, che presenta una pianta con schema composito a forma rettangolare. Si eleva su due piani fuori terra con sottotetto ed è affiancato da due ali laterali. Il prospetto principale è segnato da quattro assi di aperture con l’ingresso decentrato ma perfettamente inquadrato da due lesene che caratterizzano la facciata. L’intonaco della porzione del piano terra contenuta tra le lesene è trattato a bugnato gentile. La porta d’ingresso è sormontata dalla porta finestra del piano nobile che si apre su un poggiolo con parapetto in ferro battuto. Al secondo piano un’apertura ad arco a tutto sesto prosegue al di sopra della linea di gronda e determina un abbaino con decorazione a dentelli. Il piano nobile è separato dal superiore da una fascia marcapiano leggermente aggettante. Sulla parte più vicina agli annessi si trova un’apertura arcuata posta ad un livello intermedio tra il piano terra ed il primo piano, mentre il sottotetto ha una finestra quadrata uguale alle altre dello stesso piano. Ortogonalmente alla Villa si trovano degli annessi rustici costruiti in un momento successivo. Si diversificano innanzitutto per l’altezza in quanto sono costituiti da due soli piani, non hanno decorazioni in facciata e le cornici delle aperture, qualora presenti sono in mattoni. L’accesso alla proprietà è possibile grazie ad un portone in ferro battuto che si apre sul viale che attraversa il parco. Sul retro della Villa un altro viale porta direttamente alla zona agricola annessa alla residenza. Fra il 1815 ed il 1882 vengono attuate le più importanti trasformazioni edilizie, con la costruzione dei primi complessi rustici, ma soprattutto con la creazione del vasto parco, la cui struttura è rimasta invariata fino ad oggi. Dopo il 1882 l’organizzazione agricola riceve un ulteriore impulso, con la costruzione di una moderna stalla ed il completamento dei rustici esistenti; contemporaneamente viene anche ampliata la parte meridionale del parco. Nei primi anni del Novecento, subiscono alcune modifiche anche gli edifici situati nella parte meridionale del complesso. Gli edifici residenziali: i due complessi esistenti, la Villa settecentesca e la casa rustica di più vecchio insediamento vengono unite da un nuovo e più articolato intervento, che diventa l’abitazione principale del complesso, mentre la costruzione settecentesca viene ridotta ad uso granaio, perdendo in questa trasformazione tutte le connotazioni originarie: neanche l’interno conserva più la distribuzione caratteristica di questi insediamenti. Analizzando la struttura architettonica e basandosi sulle poche informazioni rinvenute e documentate, si potrebbe evincere che la parte più antica del complesso è l’abitazione dei mezzadri; è possibile riscontrare infatti la presenza di un paramento in pietre, una serie di chiodi in legno su alcune travature del solaio che sorregge il primo piano e la presenza di una fila di mattoni disposti a dente di sega al disotto della linea di gronda. Sebbene questi ultimi sembrino mattoni moderni, è verosimile pensare che questa sia opera di un restauro che ha voluto riproporre la tecnica originariamente presente in questa muratura. Gli annessi rustici si costituiscono dei granai, una scuderia, un bellissimo foledôr, ed infine, l’interessantissimo essiccatoio di bachi da seta.


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Dimora storica Iachia

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