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Villa Iachia nei secoli (Wikipedia):

Il complesso è situato nel basso Friuli Venezia Giulia, nel comune di Ruda, fonti attendibili ne fanno risalire la fondazione nel VII o nell’VIII secolo. Il toponimo viene fatto risalire al periodo longobardo secondo studi recenti ed alla lingua germanica parlata dai longobardi.
Si ritiene così che Ruda venga dal germanico Riuda, vocabolo che significava “dissodamento, disboscamento” e “prati paludosi”.
E la condizione orografica del territorio rudese di quel periodo doveva corrispondere a tale terminologia, essendo situato nelle vicinanze del torrente Torre e della confluenza di questi con il fiume Isonzo.
Devastato poi dagli Ungari fu ricostruito dai Cavalieri Crociati. Posto a 7 chilometri da Aquileia, nel medioevo era via di passaggio per i pellegrini che dalla Germania andavano verso il Santo Sepolcro. La prima citazione di Ruda infatti risale al 1249, in un documento dove il Patriarca di Aquileia Bertoldo di Andechs descrive il paese situato in un territorio infestato da ladroni e assassini che derubavano e spogliavano i pellegrini che scendevano dalle Germanie e dai paesi nordici per recarsi ad Aquileia e da qui in Palestina nella Terra Santa.
In tale documento il Patriarca affida ai Cavalieri di San Giovanni l’hospitium che il suo predecessore Wolfberg di Ellebrechtskirchen nel 1218 aveva fondato a San Nicolò di Levada per i pellegrini che si imbarcavano presso i porti fluviali e marittimi di Aquileia e Grado alla volta di Gerusalemme.
E di questo passaggio di pellegrini restano evidenti tracce sul territorio comunale con il borgo di San Nicolò, forse la più antica località del comune, che fu sede di questo ospedale gestito dai Cavalieri di S. Giovanni poi detti di Malta, anticamente denominato Hospitale Sancti Nicolai in Levata quale luogo di sosta per pellegrini e rifugio per i crociati.
Su questo territorio passava sin dall’epoca romana una arteria molto trafficata, come doveva essere la cosiddetta Strada Grande o Strade Dolee, strada che collegava Aquileia a Cividale del Friuli. Sul percorso di questa arteria nel comune sono state fatte varie scoperte archeologiche: in particolare, a Perteole presso la chiesa di Sant’Andrea e Sant’Anna, già esistente in epoca carolingia; a Saciletto in località Spessa i resti di un insediamento rurale dell’epoca romana, una villa rustica di medie dimensioni.
Le ville rustiche erano una sorta di grandi fattorie collocate ai margini dei praedia e ospitavano la servitù dedita ai lavori agricoli ed anche il dominus, proprietario del fondo, e la sua famiglia. Questi veri e propri centri di produzione agricola venivano di norma costruiti ad una distanza dalle arterie stradali tale da ostacolare visite poco gradite, ruberie e saccheggi., con dimensioni medie nella fascia fra le cinque e le dieci miglia da Aquileia e con dimensioni molto grandi nelle zone più distanti dalla città romana.
Le ville potevano ospitare anche un centinaio fra lavoranti e famigliari del dominus, in qualche caso si sviluppavano su due piani e venivano suddivise in zone ben distinte fra loro: la pars urbana, residenza del dominus, la pars rustica residenza della servitù e la pars fructuaria con le stalle ed i magazzini, oltre ad altre piccole strutture costruite a qualche decina di metri dal corpo principale per le officine e le fornaci.
Questo sistema viene mantenuto e riproposto anche nelle epoche successive ed è con questo impianto tipologico che si sviluppa il complesso oggetto di analisi.
In territorio comunale si trovano interessanti esempi di realizzazioni architettoniche anche in epoche successive quale ad esempio la chiesa Parrocchiale di S. Stefano datata probabilmente al XVIII secolo, ma l’attuale sistemazione risale al 1833, come si legge in una lapide che ricorda che in tale anno la chiesa fu consacrata dall’Arcivescovo di Gorizia e Metropolita del “Regno Illirico” Giuseppe Walland. Di particolare pregio, all’interno, sono gli affreschi che vi condusse pochi anni dopo la consacrazione Sebastiano Santi pittore muranese vissuto tra il 1789 ed il 1866: raffigurano l’Annunciazione, il Cristo risorto attorniato da una schiera di angioletti, ed i quattro Evangelisti nella lunetta e nella volta del presbiterio, l’Assunzione, la Gloria di S. Stefano e la Gloria dei Ss. Sebastiano e Rocco nel soffitto della navata. Pitture discorsive, prive di magniloquenza e di forza, corrette nel disegno, stese con i soliti colori non squillanti che il Santi adopera in tante altre composizioni in Friuli e fuori regione. Al pittore appartiene anche la pala, nella quale è dipinto il Martirio di S. Stefano con la luminosa figura del martire al centro della composizione, sita nell’altar maggiore del 1688 acquistato dal soppresso monastero di Aquileia. Altre decorazioni abbelliscono la chiesa ad opera dei goriziani Clemente Delneri (1898, grisaglie) e Giulio Justulin (festoni a tempera, del primissimo Novecento); la Via Crucis è stata dipinta all’inizio di questo secolo dai fratelli Filipponi di Udine.
Antichissima già citata la Chiesa di S. Nicolò, l’antica S. Nicolò di Levada, luogo in cui tra il 1204 ed il 1218 il Patriarca di Aquileia Wolfger fece erigere un ospedale affidandolo all’ordine dei Templari. Il piccolo edificio sacro, che poggia su una preesistente costruzione dell’XI secolo nella quale furono utilizzate, come materiale di riporto, pietre di una costruzione romana, venne modificato nel periodo rinascimentale e poi ancora nel XX secolo. Conserva interessanti affreschi di scuola friulana (maniera dei Secante) della fine del XVI secolo, con un’ariosa Annunciazione nell’arco trionfale, una mutila Adorazione dei Magi ed una più leggibile Adorazione dei pastori di rara efficacia.
A Perteole, la Chiesa parrocchiale dalla bella facciata scandita da alte lesene (in seguito agli ampliamenti ed alla modifica del 1769) è dedicata ai Santi Tommaso ed Andrea. Da vedere la pala dell’altare maggiore, eseguita nel 1603 da Pomponio Secante per 240 lire venete, affollata
composizione con la Trinità e la Madonna circondata da angioletti nella parte superiore ed i Ss. Tommaso, Andrea e Giovanni Battista in quella inferiore. È una delle poche opere conosciute di questo esponente della numerosa famiglia dei Secanti. L’altar maggiore, con mensa a tarsia policroma, pare appartenere alla bottega goriziana dei Pacassi (fine XVII – inizio XVIII secolo; le statue dei Ss. Andrea e Tommaso sono del 1802) mentre la Via Crucis ed i coloratissimi, dolci affreschi del soffitto della navata con S. Tommaso ed angeli sfarfallanti, sono dei fratelli Filipponi di Udine (1903).
Sempre a Perteole, ha qualche pregio la Chiesetta di S. Andrea (purtroppo in pessimo stato di conservazione), ricca di memorie storiche (vi si trovano iscrizioni romane in materiali di riporto), ed artistiche: rilievi massenziani ed affreschi del XIII (martirio di S. Andrea) e XV-XVI secolo (figure di Santi nell’arco trionfale) bisognose di pronto restauro. Si trova anche una iscrizione con il nome di un pittore fino ad oggi sconosciuto, tale Tomaso de Salò che qui avrebbe lavorato nel 1505. Nella Cappella del cimitero costruita subito dopo la prima guerra mondiale con modi che paiono desunti da Raimondo D’Aronco, ci sono all’interno alcune opere in stile liberty di notevole bellezza, purtroppo deperite per l’umidità. Sembra siano state eseguite da un pittore romano (così vuole la tradizione): costituiscono il più bell’esempio di decorazione a figure degli anni Venti esistenti in Friuli. A Saciletto, Castello di lontana origine storica (è citato già nel 1263) appartenuto a vari proprietari e poi, per quattro secoli, fin dopo la metà dell’Ottocento, agli Antonini che lo trasformarono in palazzotto ornato da due torri, oggi ottimamente conservato, con suggestivo porticato e magnifico parco.


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